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Carrellata d'eventi!
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Riflessioni
Hagakure (I,94): “C’è un detto: “Se desideri sondare il cuore di un amico, ammalati”.
Chi si comporta da amico quando tutto va bene, ma poi volta le spalle come un estraneo in caso di malattia o di sventura è solo un vigliacco. Quando un amico deve affrontare una disgrazia è molto importante restargli accanto, fargli visita e soccorrerlo. Per tutto il tempo della sua vita il samurai non deve mai permettersi di allontanarsi da coloro verso i quali è spiritualmente debitore. Ecco dunque un mezzo per misurare i sentimenti reali di un uomo. Molto spesso ci rivolgiamo agli altri per chiamarli in aiuto e li dimentichiamo quando la crisi è passata. Con questa citazione si è dato il via ai festeggiamenti per il ventennale della Wjjf Italia Team Mancini, 20 anni di duro lavoro, sacrificio, studio e soddisfazioni a stretto contatto con il soke Robert Clark, ma soprattutto 20 anni all’insegna dell’amicizia, quella vera e genuina che lega le persone in modo incondizionato, senza invidie, compromessi o egoismi, quella che si rivela tale soprattutto nei momenti difficili, quella che si manifesta più con i fatti che con sterili parole. Dopo 20 anni questo è il Team Mancini: una Scuola numerosa presente su scala nazionale e una linea diretta del soke in Italia… ma soprattutto un gruppo di amici. Esami e stage Il 9-10 aprile è stato organizzato a Parma il 3° Master Class Weekend, patrocinato dal Comune di Parma sotto l’egida di “Parma Città europea dello Sport 2011”. L’evento ha visto la partecipazione di più di 200 atleti provenienti da tutt’Italia, oltre alla delegazione francese. Presenti nella città di Parma per la prima volta i vertici mondiali della World Ju-Jitsu Federation: soke Robert Clark, il presidente internazionale shike Gs Bertoletti, il direttore tecnico nazionale maestro Stefano Mancini e i maestri della rappresentativa inglese Simon Rimington, Matthew Rinaldi e Carl Blakeman. Ma andiamo con ordine. Sabato 9 aprile, dopo una rilassante passeggiata in centro, i suddetti maestri si sono recati presso il PalaCampus, sede del CusParma, dove hanno esaminato gli atleti per il passaggio a cintura nera e gradi superiori. Il dottor Andrea Bompani, vicepresidente del CusParma, riceve la commissione internazionale della Wjjfe fa gli onori di casa, mostrando agli ospiti la moderna struttura polivalente all’interno del Campus universitario. Dopo uno scambio di complimenti e ringraziamenti tra le due delegazioni, la sessione d’esame ha avuto inizio. Il ritmo incalzante, la precisione richiesta e la giornata afosa hanno reso la prova particolarmente impegnativa. L’esame per il 1° dan, come da programma ufficiale Wjjf, verteva principalmente sull’esecuzione di tecniche di proiezione, controtecniche, combinazioni, tecniche di “atemi” (percussione), difese da pugni e da calci e una revisione dei programmi precedenti, in particolare difese da strangolamenti e da prese; il 2° dan sulla difesa personale libera contro uno e più avversari e sull’utilizzo delle principali armi tradizionali del medioevo giapponese come la katana (spada), il nunchaku (flagello), il bo (bastone), eccetera. Ci sono stati inoltre candidati per il 3° dan la cui dura prova consisteva nella corretta esecuzione di combinazioni avanzate di tecniche, esercizi particolarmente difficili che richiedono molta concentrazione, coordinazione, resistenza e rapidità. Circa 40 candidati provenienti da tutta Italia sono stati valutati positivamente dalla commissione esaminatrice internazionale presieduta dallo stesso Robert Clark, che si è complimentato per l’alto livello tecnico riscontrato. Di seguito l’elenco dei passaggi di grado. 1° dan junior: Michele Bartoli, Giacomo Betti, Lorenzo Corea, Ettore Del Corona, Velerio Domenici, Maria Febi, Gabriele Gagliardini, Laura Guerrini, Rachele Guidi, Matteo Nuti, Alessio Olivieri, Davide Oliveri, Leonardo Pantani, Serena Rigacci, Lorenzo Sgariglia, Luca Ventavoli, Davide Villani; 1° gold tab: Lucrezia Ceccanti, Daniele Falco, Francesco Falco, Francesco Mignone; 3° gold tab: Alessandro Cignoni, Francesco Matteucci; 1° dan: Stefano Aglio, Alessia Aldovini, Alessandro Iemmi, Simone Magnani, Marta Panizzi, Daria Pasini, Enrico Rossi, Edoardo Vannutelli Depoli, Marco Villa; 2° dan: Alessandro Frati, Pierpaolo Mammi; 3° dan: Mauro Costa, Andrea Duran, Pierangelo Lameri, Lorenzo Soave, Marco Verdese. Terminati gli esami, un breve ma meritato riposo e poi tutti a festeggiare il buon esito nel cortile dell’hotel San Marco, dove ci aspettava un ricco aperitivo a buffet con prelibatezze gastronomiche locali. Poi una volta seduti a tavola, sono stati consegnati riconoscimenti ai maestri ospiti e alle cinture nere del Team Mancini per l’impegno e il contributo dato alla crescita di questa Scuola. Dopo una gustosa cena di cucina tradizionale parmigiana e un brindisi per festeggiare gli ospiti e la giornata, tutti a letto a recuperare le forze per la mattina successiva. Domenica 10 aprile infatti si è svolto l’evento principale del weekend: più di 200 atleti si sono dati appuntamento presso il Palazzetto dello Sport “Jigoro Kano” per poter apprendere gli insegnamenti dal soke Robert Clark. Apprendere quindi direttamente dalla fonte del ju-jitsu noto anche come “metodo Clark”, con distinzione da altri diversi stili di ju-jitsu conosciuti in Italia. Dopo un energico riscaldamento guidato da Gsb, gli allievi sono stati suddivisi in diversi gruppi, per poter dare a tutti la possibilità di praticare in funzione del proprio livello, sui circa 500 mq di “tatami” distribuiti nelle sale del Palazzetto. Ogni partecipante ha avuto la possibilità e il privilegio di attingere conoscenza dai diversi maestri che si sono alternati sotto l’occhio vigilie del soke, pronto a correggere gli errori dei praticanti e a elargire consigli utili sulla migliore esecuzione dei movimenti. Le diverse ore di lezione sono state piuttosto intense per i praticanti, che hanno avuto modo di curare posizioni e linee su tecniche in piedi, interessanti tecniche a terra e combinazioni di atemi, proiezioni e leve articolari. Molto apprezzato è stato l’intervento dell’assessore dello Sport Roberto Ghiretti, durante la cerimonia di investitura delle cinture nere, al quale va riconosciuta la sensibilità mostrata verso tutti quegli sport considerati minori dai mass-media, ma che grazie al progetto “Parma città europea dello sport 2011” riescono a emergere maggiormente e a trasmettere quei valori che possono apportare un contributo positivo alla società. Alla fine dello stage, tutti stanchi ma felici, consapevoli di aver passato una giornata straordinaria a fianco di grandi maestri, che col loro elevato tasso tecnico hanno reso memorabile questo weekend “marziale” nella città ducale. Dopo aver pranzato e un breve riposo in albergo, i maestri ospiti hanno poi proseguito il soggiorno visitando il suggestivo castello di Torrechiara (Pr), continuando poi con una visita enogastronomica presso le cantine Lamoretti, degustando vini e prodotti tipici locali. Il giorno successivo nel fare ritorno verso l’aeroporto di Bergamo, c’è stata l’occasione di pranzare a Piacenza con l’amico Stefano Draghi e di passare a trovare a Cremona una brava persona: Giorgio Sozzi, maestro di judo del Kodokan Cremona, vecchio amico di Gsb e Bob, che da più di vent’anni porta avanti con successo un tanto difficile quanto apprezzato progetto di insegnamento ai “diversamente abili”. L’arte marziale infatti non è soltanto ciò che si esprime tecnicamente sul tatami, ma può essere anche un valido mezzo per coltivare e trasmettere quei valori positivi accennati in precedenza, come il rispetto, la solidarietà, l’educazione, l’umiltà… e appunto l’amicizia.
Aggiornamento tecnicoIl week end di metà aprile è stato dedicato a un aggiornamento tecnico di ju jitsu con il caposcuola shike Giacomo Spartaco Bertoletti, con gli shihan e i sensei della World Ju Jitsu Kobudo Organization, presso l’Asd Candiani Linea Gym di via temanza a Mestre (Ve), sede di pratica della compagine del Kami Center.
Oltre al capo scuola shike Gs Bertoletti erano presenti gli shihan Valerio Forti e Stefano Draghi da Piacenza, il padrone di casa shihan Giovanni Ronchini, i sensei Bruno Stiglitz dalla Sardegna e Luca Panzarini da Villafranca Veronese. Sabato 16 di pomeriggio tutti assieme la prima ora a seguire la lezione svolta da shihan Stefano Draghi, poi le successive due ore suddividendo in due il gruppo; da una parte le cinture colorate sotto la direzione di shihan Valerio Forti e dall’altra le cinture nere sotto la direzione di shike Bertoletti coadiuvato da shihan Draghi. Per tutti 2 ore di pratica intensa e di perfezionamento tecnico come si confà alle tradizionali scuole di arti marziali, tanta fatica e poche parole. Al termine sempre sabato c’è stata la nomina con riconoscimento della: kuro obi (cintura nera-black belt) a Francesco Carboni allievo di sensei Bruno Stiglitz, giunto anche lui da Tonara (Nuoro) caratteristico paese montano della bella Sardegna, con consegna diretta dalle mani di shike Bertoletti. Dopo il saluto e le foto di rito ci si è spostati presso il ristorante pizzeria “Il Mandrillo” di Mestre (Ve), dove ci ha raggiunto anche shihan Giancarlo Koliotassis, per cenare tutti assieme, e per un evento particolare, il 70° compleanno di shike Bertoletti che ci ha onorato di volerlo festeggiare nella nostra casa-palestra (dojo) qui a Mestre. Brindisi e torta dedicata fatta fare appositamente dallo staff Kami Center per una festa riuscita bene e di grande soddisfazione per tutti. Domenica 17 shike Bertoletti e shihan Stefano Draghi non erano presenti perché dovevano seguire il corso istruttori presso un altro dojo, per cui le tre ore di lezione alla mattina hanno visto la divisione di tutti i partecipanti in tre gruppi divisi per livello di esperienza ove si alternavano un’ora a vicenda shihan Valerio Forti, sensei Bruno Stiglitz e sensei Luca Panzarini proponendo il programma tecnico Wjjko-Wjjf ognuno con le proprie caratteristiche, perché un’arte si può definire tale solo quando ha sempre un tocco di originalità; così si pratica e ci si allena sotto la bandiera della World Ju jitsu Kobudo Organization! Alla fine dei due giorni di aggiornamento dove i partecipanti hanno potuto fare varie esperienze con diversi maestri, prima delle consuete foto e del meritato e sudato pranzo tutti assieme, sono stati convalidati anche i passaggi di grado con le nuove nomine come riportato di seguito. 5° kyu - yellow belt (cintura gialla): Cristiano Belli, Fausto Ruscitto; 4° kyu - orange belt (cintura arancio): Elmandilly Moulay Hicman, Alberto Marchiori, Andrea De Zotti, Luca Gianeselli, Alfredo Zabeo; 3° kyu - green belt (cintura verde): Matteo Favaro; 2° kyu - blue belt (cintura blu): Carlo Penso, Fabio Vianello, Alessandro Trevisanato; 1° kyu - brown belt (cintura marrone): Fabiana Zuin. Ultimo fatto, ma non per importanza, la consegna ufficiale da parte di shihan Giovanni Ronchini a sensei Alessandro Bonivento di un katana (spada dei samurai) simbolico a rappresentare un ponte tra il passato cioè la tradizione, e il moderno cioè l’evoluzione dell’arte marziale che si tramanda da secoli grazie a maestri che insegnano ad allievi, che a sua volta diventano maestri e che insegnano ad altri allievi e così via... Un ponte molto solido e duraturo! Perché la via del guerriero dura tutta la vita (budo wa shusei geneki)! Un grazie ai maestri, allo Studio Ciquattro che cura costantemente l’immagine grafica dell’Asd Kami Center, a Michele Angelica direttore del Mandrillo di Mestre (Ve) e a tutti i partecipanti che hanno messo grinta e cuore! Domo harigato gossai mas! Oss! David Gobbi, Kami Center, Wjjko/Wjjf
Norcia Torna a sventolare nella Rocca di Norcia la bandiera della Wjjko/Wjjf Il giorno 26 marzo 2011 si è svolto a Norcia, in Umbria, presso il palazzetto dello Sporting Hotel Salicone, uno stage internazionale organizzato dal maestro Livio Cesare Proia, 6° dan ju-jitsu presidente settore ju-jitsu della Fesik, con la presenza di moltissimi maestri, capitanati da shike Giacomo Spartaco Bertoletti, presidente internazionale Wjjko/Wjjf, che hanno condiviso le loro conoscenze con un folto numero di partecipanti provenienti da tutte le parti d’Italia e dall’estero.
Ho quindi colto l’occasione di partecipare a questo evento, sicuramente utile per ampliare le proprie conoscenze tecniche e per poter osservare diversi metodi di allenamento, e con un team del Kami Center composto da shihan Giovanni Ronchini (Gsb team) e dagli istruttori David Gobbi e Graziano Pitteri siamo partiti nel primo pomeriggio del giorno venerdì 25 marzo. Dopo un viaggio in macchina abbastanza lungo ma piacevole, data la bella giornata che abbiamo trovato, siamo giunti a destinazione, in perfetto orario per la cena. Appena arrivati abbiamo subito incontrato shike Bertoletti accompagnato da shihan Luigi Cattaneo del Body Life Tai Shin Dojo, membro del Gsb Team, e dalla moglie Lorenza di quest’ultimo; il tempo di depositare le borse nello stupendo “hotel” Palazzo Seneca e subito a mangiare! Abbiamo così potuto gustare con calma tutte le prelibatezze che ci hanno servito e ricaricare un po’ le energie in vista dell’impegnativa giornata successiva che ci aspettava, naturalmente concedendoci prima un giretto per la bellissima città di San Benedetto. Riposati e carichi, è cominciata finalmente la giornata marziale: prima dell’inizio dello stage il nostro gruppo ha avuto la possibilità di allenarsi nell’antica arte della spada giapponese, Koden Enshin ryu, con shike Bertoletti e shihan Cattaneo e come ogni volta è stato un piacere e un’emozione riprovare le tecniche dei guerrieri samurai (bushi), accompagnate dalle infinite conoscenze culturali dei due maestri. All’arrivo di tutti i partecipanti, dopo il saluto, ha avuto inizio lo stage vero e proprio. Il gruppo è stato diviso in due parti, ovvero gli atleti che si dovevano preparare per le competizioni sportive del giorno dopo e i rimanenti. Questi ultimi, di cui faceva parte anche il nostro gruppo, hanno cominciato proprio con shike Bertoletti, che con un mix di preparazione atletica, tra serie di addominali infinite, e moltissima tecnica ha subito riscaldato l’ambiente, facendo sudare e faticare tutti quanti: niente male come inizio! Dopodiché è stato il turno del maestro Robert Schenk, 6° dan direttore tecnico svizzero Wjjf, puntando su tecniche poco spettacolari ma proprio per questo efficaci e potenti; infine, per concludere la mattinata, il maestro Vincenzo Cacioppo, 6° dan ju-jitsu Fesik, ha spiegato vari metodi di controllo dell’avversario partendo dalla tecnica di sankyo. La mattinata è trascorsa via velocemente e le tre ore di allenamento sono volate senza neanche rendersene conto, a parte la stanchezza che cominciava a farsi sentire. A seguito di una meritata pausa e un buon pranzo, naturalmente non troppo pesante in vista dell’allenamento pomeridiano, ha quindi preso il via la seconda parte dello stage. Questa volta ogni maestro aveva a disposizione un tempo più ristretto, in modo che i partecipanti potessero vedere i metodi di tutti i docenti, anche se, personalmente, mi sono allenato solo con alcuni dovendo prepararmi per la dimostrazione seguente che il mio gruppo avrebbe eseguito con il maestro Bertoletti e il maestro Cattaneo. Ho comunque potuto provare le tecniche dei maestri Livio Cesare Proia, Fabiano Savino, 8° dan Ko Ai Ryu Bujutsu e Carmine De Masi, 3° dan ju-jitsu e istruttore kali, escrima, jeet kune do maphilindo e shoot wrestling, che nonostante siano state solamente dei flash, si sono rivelate interessanti e hanno mostrato un modo di lavorare diverso; sperando la prossima volta di riuscire ad allenarmi anche con gli altri maestri. Finito lo stage, quindi, come dicevo, è stato il momento di una dimostrazione di suemonogiri, ovvero il cerimoniale del taglio del bambù, come forma di ringraziamento per l’ospitalità: un momento connotato da una grandissima marzialità che ha colpito tutti i presenti. Inoltre, shike Bertoletti ha fatto eseguire un taglio come cerimoniale di investitura anche all’organizzatore dello stage, il maestro Livio Cesare Proia, che, nonostante fosse molto emozionato, è riuscito a cavarsela egregiamente e credo porterà quel momento per sempre con sé, dal momento che impugnare e maneggiare una spada (katana) vera non è un gioco, e lo si può capire solo provando! Per concludere, il sottoscritto e David Gobbi hanno improvvisato una dimostrazione di alcune tecniche di ju-jitsu, sempre a titolo di ringraziamento, che speriamo abbiano fatto comprendere l’importante collegamento tra passato e presente, tra antico e moderno. Giunti quindi alla fine della giornata, dopo una veloce cena e un bel po’ di foto in giro per la bellissima città di Norcia, siamo ripartiti, stanchi ma soddisfatti e contenti di aver portato a casa un’altra fantastica esperienza. Un ringraziamento al maestro Proia, con i complimenti per come era organizzato l’evento; grazie a shike Bertoletti e a shihan Cattaneo, sempre pronti a condividere il loro tempo e le loro conoscenze; grazie a tutti i maestri che hanno preso parte a questo stage, per la loro disponibiltà; e naturalmente grazie a shihan Giovanni Ronchini, a David e Graziano che hanno condiviso con me questa esperienza. Grazie e alla prossima! Oss! Alessandro Bonivento, Asd Kami Center
Carrara Wjjf dan grading: colossale!Una due giorni intensissima vissuta sotto le bandiere di due famose città toscane, Pisa e Carrara. Un gemellaggio che ha visto protagonisti i massimi vertici mondiali del ju-jitsu Wjjf, il soke Clark e il presidente internazionale Bertoletti.
L’inizio di questo fine settimana vissuto il 19 e il 20 marzo vede concentrarsi presso la sede tecnica nazionale di Pisa i partecipanti agli esami di dan o per dirla all’inglese al “dan grading”. Nella commissione esaminatrice presenti oltre ai due rappresentanti mondiali, tre istruttori internazionali venuti appositamente da Liverpool, i maestri: Simon Rimington, Carl Blakeman, Matthew Rinaldi, e a chiudere la cornice l’inseparabile Beryl Miao, ombra organizzatrice del soke. Inoltre a fare da cornice alla presenza straniera la ovvia partecipazione della nostra commissione nazionale composta da Andrea Colombini, Enrico Vignali, Guido Nicoli e il presidente Adriano Busà e infine i maestri Massimiliano Maltagliati, Giovanni Legato, Luca Romoli, Manuel Betti e Mirko De Cristofaro. Un parterre impressionante che già da subito alle cinture marroni accorse per effettuare la prima prova di dan ha procurato non poche pressioni, a giudicare dal rossore e dal sudore che ancor prima di iniziare segnava il volto dei presenti. Non parliamo poi degli atleti che hanno sostenuto gli esami più evoluti e complessi. Tutti davvero bravi e professionalmente preparati. Gli esami sono durati tantissimo, proprio perché il soke ha voluto verificare minuziosamente e fino in fondo, e oltre, l’addestramento di tutti i partecipanti compresi gli esami di gold tab, i dan dei junior, che con impegno e passione hanno ampiamente dimostrato di essere all’altezza delle scrupolose aspettative inglesi, che uno straordinario contesto del genere richiede. Ma la vera e propria giornata di punta si è vissuta il giorno seguente a Carrara presso il Palasport di Avenza. Una struttura che ha ospitato quasi quattrocento partecipanti tra adulti e junior e che da subito ha emanato la positiva, energica atmosfera che si vive all’interno della Wjjf Pma Italia. L’allestimento del palazzetto è stato effettuato la sera prima fino a tardi, cercando di curare bene tutti i dettagli. Sono stati montati oltre cinquecento metri di tatami, uno striscione di cinque metri di altezza per due metri e mezzo di larghezza, oltre a quello messo alle spalle del tavolo della commissione e i due roller dalle parti a creare già da subito la scenografia necessaria a una manifestazione di caratura internazionale. Il mattino seguente gli atleti provenienti da varie città italiane: Firenze, Pisa, Livorno, Roma, Bologna, Lucca, Prato, Torino, Padova, Milano, La Spezia, Como, Carrara, Arezzo, Bergamo e Venezia si sono dati appuntamento alla reception ufficiale Wjjf allestita all’entrata con i suoi inconfondibili grandi loghi della federazione. L’indicazione del percorso di accoglimento per gli atleti e per gli spettatori è avvenuta con facilità ed educazione, attraverso dei cartelloni direzionali appositamente costruiti per l’evento. Dagli spalti una vista mozzafiato, tanto, anzi, tantissimo tatami da adoperare. Cambiati anche gli ultimi maestri, e tutti ordinati per il saluto, si è consumato un doveroso lungo minuto di silenzio per la popolazione giapponese, a cui siamo legati per ovvi motivi sportivi e umani. Un pesante silenzio assoluto in un ambiente dove la presenza muta di oltre ottocento anime urlava al mondo intero da un angolo d’Italia, tutta la solidarietà per una popolazione straordinaria come quella nipponica che in questo momento sta attraversando una delle sciagure più cruente della sua storia. Un applauso scrosciante a strappare il velo di solennità e via con lo stage. Un intenso riscaldamento da parte del presidente Gsb e via con i gruppi di lavoro, divisi per livello di cintura in aree ben distinte dove vari maestri si sono alternati nell’insegnamento. Emozionante è stato il momento in cui i junior accompagnati da una musica scelta appositamente per loro, sono entrati correndo disponendosi ordinatamente su due file davanti a tutti pronti per il saluto, tutto questo nella seconda parte dello stage. Consegna dei diplomi per tutti coloro che hanno sostenuto l’esame il giorno prima e doverosa investitura con la cintura relativa al grado ottenuto. Diploma di partecipazione e gadget di presenza. Un semplice omaggio, ma prezioso per noi, ai maestri venuti dalla Gran Bretagna, e inizio della seconda fase dello stage dopo le imponenti foto di rito. Terminata la manifestazione decine di piccoli kimoni bianchi si sono ammassati dai maestri per ricevere sulle spalle la firma dei loro insegnanti preferiti e foto obbligatorie dove un giorno poter dire anche io c’ero. Una giornata bellissima dove ha prevalso nell’essenzialità di un incontro così importante, un sentimento comune di intesa e di amicizia, donando nella semplicità della sua realizzazione un sentimento di sano orgoglio, quella fierezza tipica di chi sa di appartenere a una grande realtà del ju-jitsu italiano sempre più lanciata in alto e in forte espansione. Un ringraziamento finale doveroso a tutte le persone che si sono impegnate alla realizzazione di questo evento, a chi ha allestito la struttura sportiva, a chi ha coordinato le varie attività, a chi si è impegnato nel lavoro di accoglienza al desk, e a tutti gli altri, che con sacrificante spirito di gruppo hanno permesso la perfetta riuscita di questo grandioso, imperdibile stage. Hanno ottenuto: 4° dan - Umberto Bonini, 3° dan - Giulio Guidotti, Sabrina Rossi, Fabio Gibiino, Paolo Tenore, 2° dan - Samuele Mongodi, Francesco Bimbi, Carlo Bausani, Fabio Campigli, Leonardo Falleoneri Tolentino, 1° dan - Alice Dell’Armi, Tomaso Merlo, Matteo Nicoli, Leonardo Bozzi, Matteo Gozzoli, Mario De Longis, Daniele Ghiozzi, Filippo Romoli, Lito Malbataan, Fulvio Biancani, Giovanni Giusto, Dario Santochi, Alessandro Caraglio. 6° gold tab - Alex Sorrentino, Matteo Mancini, 5° gold tab - Alessio Alboretti, 4° gold tab - Sara Montagnani, Bianca Dal Pont, Stefano Corbani, Nicola Lazzarini, 3° gold tab - Elena Grisafi, Riccardo Panelli, Riccardo Marchegiani, Christian Ferrara, Damiano Morelli, 2° gold tab - Francesco Montino, 1° gold tab - Federico Quinti, Davide Grassi, Gianmarco Londi, Alessandro Fogli, Valerio Bertolone, Giacomo Benassi, Marco Costantini, Sofia Bertonelli, Alice Caleo, Luca Maggiani, Gianmarco Moretto, Dario Perfigli, Andrea Pucci. Wjjf Pma Italia La redazione
San Benedetto, la primavera e rondiniIl figlio più illustre dell’antica città di Norcia è certamente San Benedetto, una delle figure più radiose del culto cristiano e della civiltà, che qui nacque nell’anno 480 con la sorella gemella Santa Scolastica. In età adolescenziale lasciò la sua città natale per andare a studiare a Roma. L’impero romano era crollato 18 anni prima con la deposizione dell’ultimo imperatore Romolo Augustolo.
Contemporaneo di Teodorico, Benedetto ne vide fallire nel sangue l’ambizioso progetto di una pacifica convivenza con i Goti e i Romani; poté assistere agli orrori della terribile guerra fra i Goti e i Bizantini per il predominio dell’Italia (535-553), guerra che lasciò desolato e spopolato il Paese tra stragi e pestilenze, e conobbe le pesanti interferenze dell’imperatore bizantino Giustiniano in materia religiosa, con la conseguente umiliazione dell’autorità papale. La creazione della regola benedettina (famoso il motto “Ora et Labora” che racchiude lo stile di vita dei monaci benedettini impegnati nel servizio di Dio attraverso la preghiera e fedeli al lavoro come momento di generosa solidarietà con l’uomo che faticosamente realizza se stesso riconoscendo nel creato la provvidenza di Dio) e la fondazione, dai parte dei monaci seguaci di San Benedetto, di numerosi monasteri in Italia e in Europa, portarono a un lungo e fruttuoso processo di evangelizzazione dei popoli barbarici, traghettando per secoli l’Europa intera attraverso i periodi più bui della sua storia. Questa capillare opera di edificazione e conversione compiuta dal Santo di Norcia spiega quindi il titolo attribuitogli nel 1964 dal Papa Paolo VI di “Patrono principale d’Europa”. Fu infatti nei monasteri benedettini che si formò lo spirito nuovo e la struttura dell’antico continente. S. Benedetto si festeggia il 21 marzo, inizio della primavera e di qui il proverbio: “a S. Benedetto la rondine sotto il tetto”. La festa di primavera più allegra, vissuta con più chiassosa armonia, la più faticosa ma anche la più ricca di soddisfazioni tanto da risultare inimitabile e imperdibile è senza dubbio la Coppa Italia di ju jitsu, da ormai 24 anni organizzata a Norcia dal maestro Livio Cesare Proia. Le ultime 4 edizioni si sono disputate all’ombra della grande bandiera della Fesik il cui sventolare ha ricacciato in mare ombre e nuvoloni capaci solo di scaricare pioggia. Il 26 e il 27 marzo sono arrivati nella patria di S. Benedetto, provenienti da tutte le regioni italiane, dal Piemonte alla Sicilia, nonché dalla Slovenia e dalla Svizzera, frotte di atleti in kimono dalle cinture di tutti i colori: le bianche dei principianti curiosi e timorosi, le nere degli atleti più esperti che ormai si trovano a Norcia come nella loro seconda casa. Sì perché venire a Norcia significa sentirsi parte di una grande famiglia dove ognuno viene accolto ed accettato nella sua specificità e unicità. Ognuno diverso dall’altro ma tutti uniti quando c’è da piangere un amico o un maestro che, come il bellissimo e prezioso fiore di ciliegio, troppo presto si è staccato dall’albero; tutti disposti a mettere a disposizione la propria esperienza e a dare il proprio contributo perché la manifestazione riesca al meglio; tutti uniti nel combattere i tarli delle tentazioni di espansioni commerciali che con la dolce arte hanno poco e niente a che fare. Senza paura che la cifra venga ridimensionata né dalla questura né da testimoni presenti, possiamo orgogliosamente affermare che quest’anno trecentocinquanta jutzuka si sono iscritti allo stage che per sei ore, intense e proficue, li ha tenuti incollati sui tappeti, divisi in ben sette gruppi di lavoro, in base all’età e alle capacità tecniche. Un gruppo capitanato dall’instancabile maestro Gs Bertoletti e dal suo collaudatissimo team composto dai maestri Luigi Cattaneo, Giovanni Ronchini, David Gobbi, Graziano Pitteri, Alessandro Bonivento con tecniche proprie del sillabario World Ju Jitsu Federation. Un gruppo con l’affascinante e bravissima maestro Daniela De Pretto (pluricampionessa mondiale karate), con tecniche proprie del kumite, Antonio La Salandra e Livio Cesare Proia, con tecniche e tattiche difensive da strada con forti influenze del krav maga e del kapap. Un gruppo con il direttore nazionale svizzero Robert Schenk (Wjjko Svizzera), coadiuvato dai maestri Ugj Francucci Italo e Renato Berutti, Vincenzo Cacioppo con tecniche del ju jitsu più tradizionale. Un gruppo con il maestro Guido Mascitti, grande atleta e sapiente docente di grappling con e senza kimono egregiamente coadiuvato da Giuseppe Ciccola. Un gruppo con i maestro Roberto Flammini, Federico Vecchi, Antonio Carleo, con tecniche di combattimento proprie della kick jitsu. Un gruppo con i maestro Carmine De Masi (jeet kune do, maphilindo silat), Fabiano Savino (ko ai ryu jujitsu) Nicola Cortellino (responsabile italiano Asahi Dojo International Association), Apollonio Damjan (responsabile Adia per la Slovenia e istruttore forze di Polizia slovene). Un gruppo con i maestro Pino Li Gotti e Pietro Spadaro (kobushi ryu ju jitu) venuti appositamente dalla Sicilia con al seguito un nutrito gruppo di allievi. Ben ventidue docenti di fama internazionale per illustrare le arti marziali viste a 360°, e per garantire a tutti i partecipanti l’indispensabile contatto diretto con i maestri, che attraverso spiegazioni e correzioni illuminanti hanno sicuramente arricchito tutti coloro che non pensano di non avere più nulla da imparare. Al termine dello stage una spettacolare e molto apprezzata dimostrazione di ju jitsu è stata regalata da soke Gs Bertoletti e dai maestri del suo team, conclusa con il rituale e suggestivo taglio del bambu. La domenica poi, le cinque aree di gara (per un totale di mq 500 di tatami) sistemate dagli impagabili ragazzi del “Centro Salute Livio-Norcia”, hanno a stento contenuto gli oltre seicento atleti che hanno divertito il folto pubblico con dimostrazioni spettacolari, con ordinate gare di kata, con duri ma correttissimi combattimenti di kick jitsu, e di grappling. Senza nessuna lamentela, senza nessuna polemica si è andati avanti fino alle 17 quando, tra gli applausi di tutti, è stato consegnato, al colonnello Giovanni Garau e a Italo Francucci, responsabili dell’Unione Gruppi Jiu Jitsu della Liguria e del Piemonte, il “Katana di Vairo”, il prestigioso premio istituito dai parenti del compianto maestro Vairo Bacaro perché esso possa, passando da una palestra all’altra, trasmettere gli insegnamenti e i valori di chi riuscì a fare della dolce arte, un vero stile di vita. Non sarebbe possibile ottenere questi risultati se, come una sicura locomotiva, non si viaggiasse sui dritti binari fatti della serietà e dell’amichevole durezza di Vairo Bacaro, della preparazione e della disponibilità di Fabio Fontanella, della bontà e della limpidezza di Diego Bartolini, dalla lungimiranza e arguzia del presidentissimo Carlo Henke. E’ proprio vero: “Non muore colui che vive nel ricordo di chi resta”.
Essere “kuro obi”
C’è molto buio nella stanza. Gli occhi sobbalzano. Un dubbio. Non importa, guarderò domani mattina prima di andare in palestra. Ora dormo. No, gli occhi si aprono, devo controllare ora a scapito della mia possibilità di riposare tranquilla. Accendo la luce, apro la zip della borsa, scansiono mentalmente con un elenco puntuale il contenuto: divisa, seconda divisa, budo-pass, maglia. Ok 3 maglie. Le uniformi si stroppicceranno anche se sono accuratamente piegate; meglio tirarle fuori e riposizionarle la mattina; l’etichetta è importante non bisogna tralasciare i particolari. Ora posso riposare. La sveglia suonerà? Meglio metterne due, non si sa mai. Esame primo dan. Dopo quasi due anni di corso e centinaia di o-goshi (ancor oggi da perfezionare) il fatidico giorno è arrivato. Le due sveglie hanno suonato regolarmente e il chiarore di un sabato mattina di gennaio fa apparire come paranoico e surreale il comportamento della sera prima; stesse scene vissute per la laurea e per altre eventi/tappe obbligatorie della vita. La tensione c’è sempre, non ci si abitua mai. Il ritrovo al dojo della nostra palestra si trasforma in un brulichio di sensazioni e scambi di emozioni mentre shike entra sorridente insieme a shihan Draghi e Cattaneo. Accogliamo i compagni arrivati da Milano agitandoci con parole incoraggianti e con gesto quasi meccanico serriamo con forza il nodo della cintura come redine a governare il nostro corpo in questa difficile giornata. Un profondo respiro accompagna la salita sul tatami e mi inchino al dojo: è giunto il momento di tirar fuori la grinta e mostrare il frutto di mesi di lavoro. Le immagini incerate di Kano e Funakoshi appese al lato maggiore del grande rettangolo impagliato scrutano immobili il nostro silenzioso batticuore, chissà cosa pensano di noi da dietro quel muro che separa le nostre entità! Shike ci chiama attorno a sé e comincia a parlare. Ci spiega della tradizionale pulizia del dojo che veniva effettuata a dicembre in cui tutti i membri coinvolti avevano ruoli ben definiti e agivano con un rituale ben preciso. Siamo seduti in cerchio ad ascoltare mentre ci racconta del significato della cintura nera e il pensiero dell’ansia della sera prima mi sembra estraneo ora che lì, ascolto emozionata, serena e con un leggero nodo in gola. “Dovete essere cinture nere dentro” continua shike, è un mutamento che necessariamente non può essere solo esteriore. Il passaggio dal marrone della terra al nero che è somma di tutti i colori dello spettro deve rappresentare una sorta di trasfigurazione e passaggio che porta con sé nuove responsabilità verso noi stessi e gli altri. E così noi monjin, allievi alla porta, iniziamo la fase di pre esame dopo il bellissimo simposio su cui converrà riflettere da domani in poi. L’allenamento prosegue perfezionando il giro di cadute e attacchi alle varie parti del corpo mentre l’eco delle voci rimbomba fino all’alto soffitto, in un luogo di stratificazione storica che da refettorio di un convento arriva a ospitare praticanti di un arte così lontana. L’ora del convitto arriva e una breve pausa ci permette di ricaricarci e prepararci per l’esame vero e proprio. Il banco degli esaminatori è a bordo tatami e sopra posizionati gli elenchi, i budopass e le schede che riportando la nostra storia marziale. Una tenda separa gli esaminati dagli altri allievi in attesa di essere chiamati e da oltre la barriera arrivano le grida dei compagni che chiamano le tecniche con enfasi e grinta; nella testa ci sono le 25 tecniche di proiezione, le controtecniche, le combinazioni e la paura di sbagliare. Siamo sulla via del kenko do, ma non ho curato e allenato a sufficienza la giusta respirazione perché ora ruberei senza alcun rimorso l’unica bombola di ossigeno a un sub in immersione. Ma sopravvivo e mi riprometto come ex voto di andare a correre ogni sera se il cuore non mi fosse esploso entro la fine dell’esame; vedo che il corpo non può più attingere all’energia dei vent’anni e la presa di coscienza della mia età anagrafica nel “mezzo del cammino di nostra vita” mi fa sentire la fatica, ma lo spirito c’è e comanda il corpo a dare tutto il possibile. Verso l’ora Compieta la prova giunge al termine, e shike ci chiama di nuovo attorno a sé per rassicurarci sulla nostra prestazione dicendo che il risultato non conta ma conta ciò che abbiamo nel cuore e ciò che siamo veramente. Se si lavora con onestà ciò che arriverà al termine del percorso non potrà che essere il risultato di quello sforzo. E’ una legge karmika e logica a meno di saltuari fattori intrusivi. Ma ciò che sono ora lo devo al mio istruttore Draghi, che ha saputo avere pazienza e fiducia, trasformando movenze sgraziate in una postura marziale e dandomi coraggio sincero negli inevitabili cedimenti di percorso. Le ore che mi ha dedicato a fine lezione, per farmi capire le varie tecniche e arginare le mie disperazioni quando qualcosa non mi riusciva, sono motivo di estrema riconoscenza. Solo questo lavoro “silenzioso” agli occhi di molti forse inesistente, ha fatto si che io riuscissi a preparare l’esame di dan; solo la sua capacità di intuire il modo giusto che mi permettesse di comprendere, solo la sua bontà di dare tutto, senza farsi notare e senza mai far pesare l’abisso di capacità tecniche e di elasticità mentale che ci separa. La fatica e lo sconforto che talvolta in questi anni ho provato mi ha però convinto ancor di più che dovevo sviluppare la parte più onesta e vera facendo in modo che anche quel poco che riuscivo a fare potesse essere “ten shin”, dalla parte del cuore. Finisce così la nostra giornata di esami, piena di pratica e significato che ci ha insegnato che le aspettative e le paure che ci creiamo si frantumano sempre come onda sullo scoglio, che siamo solo noi che ci poniamo i limiti e che la casa al di là dell’orizzonte (kushinkan) non deve essere un obiettivo da raggiungere ma una visione che ci porti a pensare/ampliare oltre il nostro circoscritto spazio. E questo ce lo dovremo ricordare quando, fra pochi giorni, sotto il pulpito dal quale i monaci intonavano le letture nell’ora Sesta, ci vestiranno di quel colore così pesante, così scuro, così oscuro come il nostro destino nella cedevole arte. Giorgia Milani
Tonara (Nu) roccaforte Wjjko in Sardegna
Questa storia iniziava circa 8 anni fa, quando Bruno Stiglitz allievo di shihan Giovanni Ronchini si è trasferito nella sua terra, la Sardegna, andando svolgere il suo lavoro nella prestigiosa e benemerita arma dei Carabinieri presso la località di Tonara in provincia di Nuoro. Per chi ha avuto modo di seguire gli articoli del passato si ricorderà di sicuro che abbiamo parlato spesso e bene di questo paese nell’entro terra sardo, che ha tanto da offrire sia dal punto di vista ambientale con le meraviglie della natura tipicamente mediterranea, sia dal punto di vista umano con il calore e l’ospitalità dei suoi abitanti, che riportano la vita in una dimensione più tranquilla serena, meno frenetica e con la semplicità di un saluto sempre pronto e naturale quando li si incontra. Per cui nella tanto blasonata Sardegna delle spiagge da favola e della movida estiva dei vip e non, consigliamo a chi vi si recasse di fare un tour in questi paesi nell’entro terra perché ospitalità e meraviglie del territorio saranno una sicura sorpresa. Tornando a Bruno Stiglitz, quando è tornato in Sardegna il suo desiderio era di aprire una palestra di arti marziali, nella specifica di ju jitsu Wjjko, per dare a tanti bambini, ragazzi e anche adulti una possibilità in più di dedicare il tempo libero al di fuori della strada. E così in quel di Tonara con la collaborazione di alcuni cittadini, dei colleghi di lavoro, e in particolar modo della moglie Antonella, braccio destro organizzativo, Bruno è riuscito a dare vita all’Associazione/palestra Us Ju Jitsu Tonara, che ha da subito raccolto un gran numero di iscritti tra i bambini. Ma soltanto il faticosissimo lavoro svolto dal maestro Stiglitz ha permesso che quei bambini si appassionassero così tanto a un attività così difficile e impegnativa come il ju jitsu. Dopo tanti anni molti di quei bambini sono cresciuti e sono la struttura portante dell’Associazione e il motore che trascina altri giovani e giovanissimi a intraprendere la vecchia via dei samurai. Fin dagli esordi il maestro Bruno è stato sempre seguito da shihan Ronchini che ogni anno all’inizio dell’estate si recava nell’accogliente Tonara per uno stage di aggiornamento tecnico e per il passaggio di cintura con gli esami di kyu (grado). Nel 2008 l’Associazione Us Ju Jitsu Tonara era ormai pronta per l’avvento di shike Giacomo Spartaco Bertoletti, presidente internazionale nonché cofondatore della grande e famosa Wjjko (World ju jitsu kobudo organization), invitato a presiedere lo stage annuale di aggiornamento tecnico e a ufficializzare le prime cinture nere, kuro obi, della associazione fondata da Bruno Stiglitz. Un avvenimento molto importante a cui ha partecipato stretto gran parte del paese, sindaco compreso, dato che l’ufficializzazione delle prime cinture nere effettuate da uno dei più famosi e importanti maestri di arti marziali nel Mondo, nonché vertice della Federazione, significava non solo un traguardo personale per ragazzi genitori e Bruno, ma una proiezione a livello nazionale e internazionale della realtà di Tonara, con articoli e foto che uscivano nei siti internet e nella principale rivista di arti marziali in Italia, diffusa anche in Europa….. Samurai! Nel 2009 la comunità marziale di Tonara si mobilitò verso Mestre Venezia per partecipare all’aggiornamento tecnico Wjjko con shike Bertoletti e per la nomina del secondo gruppo di cinture nere. Tre giorni di sudore e fatica presso la sede dell’Asd Kami Center di shihan Giovanni Ronchini, maestro diretto di Bruno Stiglitz e particolarmente orgoglioso di aver intuito le potenzialità come istruttore/educatore del suo allievo. In fine quest’anno, 2010, lo stage annuale di aggiornamento tecnico e esami di cintura dell’Us ju Jitsu Tonara si è tenuto nuovamente nella località sarda, dove però per cause di forza maggiore il presidente e capo scuola shike Gs Bertoletti non ha potuto essere presente delegando shihan Giovanni Ronchini per la nomina e l’ufficializzazione del terzo gruppo di cinture nere. Comunque la “Tonara marziale” anche quest’anno si è dimostrata sempre orgogliosa dei propri “piccoli samurai” che crescono nel rispetto delle famiglie, delle istituzioni, delle regole, aumentando la fiducia e la stima in se stessi e nelle capacità di ottenere dei successi nella vita passando attraverso tanta fatica, che alla fine però viene ripagata regalando la gioia e l’orgoglio di ciò che si è conquistato! Cosa certa è che Tonara si è conquistata ormai la fama di roccaforte della World ju jitsu kobudo organization in Sardegna, con all’attivo una media di circa 70 iscritti costanti, tutti affiliati, e avendo formato in questi anni una serie di kuro obi (black belt) di tutto rispetto. In chiusura con le congratulazioni verso il maestro Bruno Stiglitz, verso tutta la comunità marziale (genitori, amici parenti, eccetera) di Tonara per i sacrifici e l’impegno profuso, e con i ringraziamenti verso shihan Giovanni Ronchini e shike Giacomo Spartaco Bertoletti per quello che hanno fatto in nome del ju jitsu Wjjko, a nome di tutti coloro che sanno ciò che significa essere un “marzialista” mi incarico di fare i complimenti a tutti, in particolar modo a tutti i giovani jutsuka di Tonara, dei quali pubblichiamo i nomi di coloro che sono già arrivati in questi anni di pratica alla kuro obi (cintura nera): Stefano Sulis 1° dan – istruttore giacca blu; Stefano Piras 1° dan; Benedetta Piras 1° dan; Giantonio Piras 1° dan; Marco Trogu 1° dan; Simone Testa 1° dan; Martino Succo 1° dan; Arianna Sau 1° dan; Fabrizio Sau 1° dan; Giuseppe Porcu 1° dan; Francesca Porcu 1° dan; Vincenzo Sulis 1° dan; Sebastiana Cillara 1° dan; Michela Testa 1° dan; Sara Stiglitz 1° dan. Continuate a credere sempre nella via dei samurai e prendendo spunto dal motto del Kami Center auguro di “andare avanti sempre con costanza e determinazione… fino alla fine”. Oss! David Gobbi, Asd Kami Center
“Voce fuori dal coro” Festival dell’oriente Carrarafiere Ciao a tutti i lettori, mi chiamo Serena e a novembre insieme al mio ragazzo siamo andati alla fiera dell’Oriente presso il complesso fieristico di Marina di Carrara, in compagnia del suo sensei Luigi Cattaneo, il quale ha dovuto all’ultimo momento sostituire il maestro d’armi Angelo Balconi.
Arrivati in fiera ho assistito alla vestizione del samurai, che si preparava a eseguire sul palco, il taglio del bambù con la katana, con al suo fianco la moglie Renza, che eseguiva dei kata di tai chi. Iniziata l’esibizione è calato il silenzio fra i presenti, e il maestro con la sua concentrazione ha stupito tutti, sembrava un vero samurai, preciso e marziale. I tagli sono stati eseguiti correttamente, la lama della katana ha tagliato di netto il bambù, l’azione è stata ripetuta in 3 diverse direzioni. Attorno al palco si era avvicinata molta gente che rimase attonita, infatti a termine dell’esibizione a lato del palco, sensei Cattaneo mostrò il rito della pulitura della katana, attirando l’attenzione di buona parte del pubblico, che osservava, e ammirava il modo accurato con cui veniva pulita l’arma; oltretutto, tra le katane portate, vi erano 2 esemplari di alto valore della collezione privata del maestro Bertoletti, perché originali del 1600, che venivano mostrate e raccontate della loro storia ai presenti. Io non sono un’appassionata di arti marziali, ma ho voluto accompagnare il mio ragazzo in questa esperienza per venire a conoscenza della cultura orientale, dato che tra i vari stand, venivano mostrate tradizioni millenarie, tra le quali ho potuto osservare la tradizionale cerimonia del the, ho visto l’esposizione di diversi kimono, e bonsai, e ho provato anche il beneficio di un massaggio shiatsu. Il tutto è avvenuto in un’atmosfera molto suggestiva, tra la vista delle cave di marmo di Carrara patria del famoso marmo esportato in tutto il Mondo fin dagli antichi romani. Serena
“Non è il cammino ma il camminante” Fra qualche mese si concluderà il corso per aspiranti cinture nere e il corso formazione istruttori per la Wjjko organizzato da shian Stefano Draghi e guidato magistralmente in ogni lezione, con uno spirito sempre motivo di ammirazione, da shike Spartaco Bertoletti.
Pensando di scrivere le mie considerazioni su questa imminente tappa, casualmente mi sono imbattuta in un libro che lessi anni fa di Herrigel: “Lo zen e l’arte del tiro con l’arco”. Lo sfoglio e leggo l’introduzione di Suzuki che tra l’altro avevo trovato come citazione su di un libro che parlava di esoterismo nelle arti marziali giapponesi. La voglio citare perché credo sia ottimo punto di partenza verso la riflessione per chi, occidentale, pratica una disciplina orientale. “Uno degli elementi essenziali nell’esercizio delle arti marziali è il fatto che esse non perseguono alcun fine pratico e neppur si propongono un piacere puramente estetico, ma rappresentano un tirocinio della coscienza e devono servire ad avvicinarla alla realtà ultima. Così il tiro con l’arco non viene esercitato solo per colpire il bersaglio ma anzitutto perché la coscienza si accordi armoniosamente all’inconscio”. L’esperienza di qualsiasi occidentale praticante che sperimenta un’arte orientale pone di fronte a uno scontro culturale con cui è sempre necessario fare i conti. Parlo per esperienza personale dove il fascino dell’oriente è una calamita che attira a quel mondo ma il dna e le abitudini radicate in noi appartengono inevitabilmente al “sole che tramonta” e ben lontane dal “sol levante”. Per questo motivo spesso mi chiedo quale sia il significato nel praticare le arti marziali per noi occidentali. Credo che una valida risposta sia espressa dalle parole di Suzuki e non mi è difficile aderire all’idea che queste arti siano un mezzo per il progresso personale e inneschino sempre un meccanismo conoscitivo; una pratica materiale che stimola sicuramente un percorso dell’emotività e del pensiero. Come nel saluto prima di ogni lezione in cui nel rei è racchiuso simbolicamente la spinta verso l’alto con la posizione a schiena eretta e la spinta verso la materialità di quando ci si inchina a terra con la postura “orizzontale”. Questa polarità si esprime nella pratica sul tatami in cui si impara a capire se stessi e a gestire il sottile equilibrio tra autocontrollo e aggressività che talvolta può essere stimolata in un’arte nata per combattere. Durante le lezioni capita di ripetere le tecniche ma ogni volta, solo se si riesce a essere attenti ai particolari, si scoprono nuovi significati e lo spazio per il miglioramento tecnico è sempre ampio. Ma proprio quando ci si sente padroni di una tecnica arriva inevitabilmente una smentita e ci si accorge che forse avevamo compreso solo una piccola parte. La morale orientale ci insegna che la sicurezza di sé e la conoscenza dei propri limiti, che arriva solo dopo anni di pratica, ci porta alla calma e alla ponderazione e al perfetto controllo delle proprie forze ed è per questo che i grandi maestri erano anche dei grandi saggi. A Mendrisio dove siamo ospitati per queste lezioni, la calda e professionale accoglienza del maestro Elio Zicca ci fa sentire sempre “a casa”. E quando shian Luigi Cattaneo ci mostra le posizioni e i significati della spada sembra di ammirare un vero samurai; la sua dedizione è così pura che ci trasmette appieno lo spirito antico e veniamo sbalzati dalla Svizzera al Giappone in un istante. Il ruolo degli istruttori è sempre fondamentale e in un tempo in cui si creano dicotomie interne in noi dovute alla società che ci plasma facendoci perdere la nostra vera identità, il maestro fa fiorire in noi la parte che ci caratterizza, sviluppando le potenzialità di ognuno. Questo richiama il carattere esoterico dell’insegnamento e sviluppa “l’essere se stessi” degli allievi ma sempre all’interno di una disciplina con riti e regole ben precise. Spesso il desiderio di riuscire è solo un ostacolo al progresso e solo se la volontà non impedisce la messa in discussione di noi stessi si può migliorare. Tutto viaggia su un filo molto sottile di intenti e niente di più dell’esperienza di Herrigel ci fa capire quanto le nostre convinzioni sul concetto di tecnica siano spesso molto distanti dalla verità. Si incarna il principio quando noi e quella cosa diventiamo uno e non una tecnica come esterna da noi. Allora la freccia “si è tirata” come conclude Herrigel nel suo racconto. Purtroppo per noi questa non sarà mai esperienza diretta ma leggendo le vite dei grandi maestri possiamo almeno avere idea di cosa sia la saggezza e crearci dei modelli. D’ispirazione deve essere per noi il principio shintoista: in un kata di purificazione che ci ha insegnato shike le mani si alzano al cielo catturando l’energia del sole per portarla dentro di noi e le mani battute più volte a scacciare gli spiriti maligni. Credo che ogni cosa fatta senza significato e senza ringraziamento a quel qualcosa di più grande di noi non valga molto. I samurai in epoca feudale usavano i nove ideogrammi, un’associazione di mudra e mantra, per neutralizzare le energie negative e i pericoli, e questo anche se loro di base erano molto pragmatici. E anche noi con lo “shuto” utilizziamo un mudra convertito alla lotta che significa “la spada dell’illuminazione che spezza ogni infelicità”. L’approfondimento del tema del simbolo e del significato esoterico richiederebbe una lunga trattazione, ma ciò che forse noi dobbiamo sempre avere a mente nel nostro percorso è che quello che facciamo appartiene a una tradizione anche spirituale a cui bisogna accostarsi sempre con rispetto. Non ci resta che prendere come esempio il concetto dello shinto nel quale la natura fa e proprio perché agisce senza sforzo ma spontaneamente risulta perfetta. Giorgia Milani
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