“Sakura” 2011, Provadia (Bulgaria)

 

Sakura è il simbolo della natura giapponese, questo perché la vita del samurai era paragonato alla vita del fiori di ciliegio che durano non più di tre giorni, ma sono belli e di valore. Nato aristocratico, l’albero giapponese di ciliegio non produce frutti, la sua unica missione è generare bellezza, dunque lo si trova costantemente nei disegni sui kimoni, nelle porcellane e negli oggetti decorativi. I giapponesi sono orgogliosi del loro “sakura” perché lo possiedono solo loro. Tradizioni di contemplazione dei fiori di ciliegio risalgono ai tempi antichi e continuano fino ai nostri giorni.

Abbiamo cercato di rendere questo spirito del pensiero tipico giapponese durante questi otto giorni in cui eravamo tutti insieme – circa una quarantina di persone si sono allenate e si sono dedicate al meglio per copiare l’anima e il senso di questa bellezza integrale.

 

 

Provadia nell’antichità conosciuta come Ovchegrad (villaggio delle pecore) è un villaggio con oltre 15 secoli di storia. La datazione archeologica pone le più vecchie tracce dell’attività umana nell’area della città intorno al V secolo d.C. Si crede che la città venne fondata come fortezza e avamposto dei Bizantini per difendersi dagli invasori delle tribù del nord. I Bizantini lo chiamarono Provat (passaggio o stretta, mentre alcuni consideravano il nome “Provat” come traduzione della parola pecora dall’antico Greco). Alla fine del XI secolo i Bulgari imposero il nome Ovech, probabilmente perché in questa regione c’era un ben sviluppato allevamento di pecore.

Nel 1388 dopo un prolungato assedio Ovech (la fortezza Piravada) viene conquistata dagli Ottomani. I conquistatori la chiamarono sia Provadia che Tash Hisar. La liberazione della Bulgaria dall’assalto degli Ottomani trovò Provadia con circa 3500 abitanti. Per un breve periodo di tempo fu un centro regionale nel principato della Bulgaria. Come risultato della riforma amministrativa nel 1881, divenne una città distretto.

Oggi questa città è diventata un luogo di attrazione per i turisti di tutto il Mondo che sono affascinati dalla sua grazia, bellezza e accuratezza. E proprio qui che abbiamo deciso di recarci per la purificazione (misogi) delle nostre anime e dare significato a quello che succede dentro noi stessi attraverso agli esercizi fisici, attraverso le tecniche di ju  jutsu

Le condizioni e l’organizzazione perfette fornite dal Club per le arti marziali tradizionali Typhoon di Provadia, ci ha permesso di dedicarci alla nostra energia per assorbire la conoscenza di questa grande arte marziale. I momenti in cui ci siamo allenati nella fortezza sono stati indimenticabili. Qui pareva di sentire lo spirito dei guerrieri che la difesero per lungo tempo. La vista sulla città era mozzafiato. Ogni cosa era in fiore e l’albero di ciliegio ci spingeva a continuare l’allenamento…

Le passeggiate nella piccola e accurata città hanno reso il seminario più gradevole nonostante i durissimi allenamenti della mattina.

Per sentire dentro ognuno di noi la calma e la solitudine che ci permette di comprendere la nostra sostanza, quello che abbiamo fatto durante l’allenamento e quello che andremo a fare. Ora puoi comprendere te stesso!

Eravamo in un hotel che era una casa ristrutturata in stile tradizionale bulgaro. Le stanza, i corridoi, e i cortili ci ricordavano quanta bellezza c’è nella Bulgaria e secondo, come l’anima bulgara sia intrecciata con la tradizione giapponese.

L’albero di ciliegio ci riportava allo scopo per il quale eravamo lì. Rilassati, prendevamo il passo per l’allenamento del giorno dopo. Tecnica dopo tecnica le cose si riducevano all’automatismo e improvvisamente abbiamo incominciato a comprendere il significato di ogni movimento, ogni blocco, pugno o presa. Come ogni cosa sia misurata, avendo il suo significato e in qualche modo chiarificato. Forse, lo stesso come il fiore di ciliegio. Abbiamo cominciato a sentire il significato del seminario… a entrare in armonia con noi stessi.

Vedere le tecniche con il katana sotto i fiori di ciliegio è probabilmente una delle cose più eccitanti. La spada che può tagliarti a metà vicino alla bellezza dell’albero e dei suoi fiori, di porta a pensare a come sia delicato il confine tra vita e morte. Dov’è il confine? Il confine sei forse tu- tu che maneggi la katana sotto il fiore di ciliegio.

L’esame! Forse, una delle successive forti esperienze. Tecnica, tecnica, tecnica, stanchezza, tecnica, stanchezza- queste due parole si susseguivano una con l’altra e la nostra lotta continua per mostrare lo spirito e la bellezza della tecnica – come essa crea questo gentile e magnifico fiore.

Non so se siamo riusciti ma abbiamo sentito che ogni cosa aveva il suo significato ed eravamo soddisfatti dei risultati.

A dire il vero non manifestavano il nuovo grado acquisito ma manifestavano per quelle parole pienamente comprese del maestro sensei Kamen Radev - “Vinci te stesso e comprenderai il potere dell’universo. Io non so quale potere sia, c’è tempo e cercherò di comprendere- ma io definitivamente sento- forte i pensieri e le azioni”.

Non c’è niente di più bello che vedere un bimbo di 5 anni Tsetsi e uno di 77 Gaffer Stefan eseguire le tecniche con uguale sforzo e interesse. Questo potrebbe non aiutare, ma ti porterà a eseguire questa tecnica perfino meglio.

Forse, la cosa più difficile è stata la partenza. Non volevamo che tutto questo finisse. Questo seminario è stata una esperienza indimenticabile, durante la quale abbiamo sentito l’amicizia, il desiderio della perfezione e la magia dell’antica, bellissima città…

Una magia che ci ha conquistato! Provadia a presto!

 

 

Terra di esoterismo

 

Il 19 novembre 2010 la partenza con shike Bertoletti, ritornare in Bulgaria dopo anni mi emoziona un po’.

La prima volta, oltre alla pratica del ju jitsu, mi aveva colpito il fascino esoterico di questa terra, rapendo il mio interesse spirituale. La visita ad alcuni luoghi mi infondeva un senso di grande pace e serenità interiore che solo Medjugorje mi aveva donato, al tempo del mio viaggio. E’ strano l’inaspettato…

Un luogo come una foresta e una semplice grotta ricavata nella roccia possa infondere un senso così profondo di pace, senza un santuario, senza un simbolo religioso ma solo l’espressione genuina della natura. Ancora oggi il ricordo mi fa riassaporare quella pura sensazione.

Quella esperienza mi lega a questa terra insieme alle amicizie di Kamen Radev (responsabile Wjjf bulgaria), Hristo Hristov (il presidente) e Georgi Zarkov.

Aeroporto di Sofia incontro con il grande Kamen che mi accoglie con lo stesso entusiasmo di come anni fa ci eravamo lasciati, sospendendo il tempo trascorso come inesistente.

Il viaggio sino all’hotel, mentre shike e Kamen parlano di lavoro, mi fa osservare quella città ex comunista che dagli squadrati palazzi privi d’identità passa ad architetture più sfrenate di immensi centri commerciali e lussuosissimi alberghi. Dove le tracce del passato sono nascoste dall’occidentalità consumistica creando una netta spaccatura nella popolazione di ricchi e poveri.

Dopo una buona notte di sonno l’avvio alla palestra per la prima sessione di stage. I partecipanti sono numerosi. Oltre ai bulgari sono presenti macedoni (Vladimir Jovanovski), la delegazione rumena (guidata da George Chivaran) e un amico Adrian Eakins direttamente dall’Irlanda.

Sabato mattina, sabato pomeriggio e domenica mattina passano veloci. L’adrenalina nasconde la fatica, l’entusiasmo dei partecipanti ricarica lo spirito e personalmente l’essere stato di aiuto a shike mi gratifica.

La conclusione dello stage con la consegna dei diplomi di dan e l’inevitabile “bagno delle cinture”.

 

 

 

 

 

 

 

Due file parallele di circa trenta persone ciascuna, in seiza, una di fronte all’altra formando un corridoio centrale e ognuno di loro armato di cintura. I diplomati a pancia sotto strisciando, a “passo da leopardo” (gergo militare), percorrono tutto il corridoio percossi dalle cinture degli allievi. L’ultima sofferenza prima della soddisfazione del traguardo raggiunto. Il risultato finale è, il primo dan macedone Vladimir Jovanovski distrutto fisicamente e mentalmente e la delegazione rumena campioni di flessioni (quasi tremila in due giorni). Ma la foto finale racchiude un gruppo provato ma felice e spronato a ripetere la bella esperienza il prossimo anno.

Kamen grande padrone di casa, come grande è il suo cuore. E’ riuscito a mettere insieme, per questo stage, un gruppo numeroso dopo le vicissitudini subite di spaccature interne al suo gruppo. Purtroppo il denaro contamina e domina troppe cose… anche le arti marziali. Come si dice “anche il maestro deve mangiare” ma certamente non deve esagerare o vederlo come scopo principale.

Non voglio esser ipocrita, capisco la quotidianità e il mondo in cui viviamo, ma mi piacerebbe che l’arte marziale sia il quadro o l’opera d’arte e il denaro la cornice che lo rende più luminoso e non viceversa. Il quadro è il fine, l’arte è lo scopo!... la cornice l’utile ma non l’indispensabile.

Quindi grazie Kamen! Grazie a l’ospitalità del presidente Hristov e la collaborazione dell’amico Georgi. Ma grazie a shike che mi permette di accompagnarlo e vivere queste esperienze che accrescono il mio spirito e mi pongono in evidenze per migliorare la mia tecnica e la mia vita come praticante marziale e cittadino del Mondo. Oss!

Stefano Draghi

 

 

La scia di Orione

 

Lo stage si prepara giorni prima della partenza, e in questa occasione, shike preferisce al dojo un posto all’aperto.

Questa volta la preparazione è avvenuta di fronte a un magnifico castello, dopo una bella camminata. Con i bokuto (bokken), “che passavano da una mano all’altra” come nelle abitudini dei samurai, che scortavano il daimyo negli spostamenti fuori dal palazzo. Raggiunto il piccolo pianoro di fronte al castello iniziavamo l’allenamento.

La sensazione in quel contesto è entusiasmante, (il castello di fronte e in fondo alla vallata il mare azzurro della Liguria), ma purtroppo il tempo è tiranno e dopo aver scritto su carta il programma si deve lasciare quel luogo con la promessa di shike: “ci ritorneremo” magari a fare stage di kenjutsu.

Finalmente arriva il giorno, destinazione Malpensa, per Helsinki come si suoldire “armi e bagagli e via”.

“E’ la prima volta che vado in Finlandia tutto mi è nuovo e dunque ho un po’ di apprensione”, soprattutto per la conoscenza della lingua, il freddo eccetera… (meno male che shike c’è!).

All’aeroporto troviamo ad aspettarci il maestro Auvo Niiniketo, soke dello stile Hokutoryu ju-jitsu, lo stile che prende il nome dalla costellazione di Orione (stile del nord).

La sua cortesia e ospitalità è di prim’ordine ci porta all’hotel Langvik nei pressi di Helsinki (se avete occasione di andare in Finlandia ve lo consiglio), depositiamo i bagagli e subito non perdiamo tempo ci rechiamo al dojo con shike Gsb per una lezione privata ai shihan del maestro Niiniketo in particolare  Tenhunen Kimmo; per poi continuare i giorni seguenti lo stage compreso di esami, dove ci aspettano più di 25 kuro obi, cinture nere, di cui metà circa, doveva sostenere l’esame di mudansha, il primo livello di ken–jutzu. Come quasi sempre succede quando le cose che funzionano bene il tempo vola! Così i tre giorni intensi e con un programma di buon livello.

 

 

 

 

 

 

Un aneddoto fare per tre giorni da uke (sense) per shike non è semplice! Anzi! Non sono mai riuscito a mettere in pratica; come dicono i maestri giapponesi “mizu-no-kokoro” tradotto “lo spirito deve essere come l’acqua calma di uno stagno”... non demordo ci riproverò ancora.

Complimenti hai marzialisti finlandesi, ottimo spirito e voglia di fare e imparare, persino nei pochi minuti di pausa, chiedevano delucidazioni e riprovavano le tecniche più complicate.

Con questo spirito chi ha sostenuto l’esame, ce l’ha fatta, e con molta emozione, impugnando lo shin ken, spada vera, si e avvicinato al momento del suemonogiri “taglio tradizionale del bambù” nello stile enshin ryu.

Cuore a mille ma brillantemente superato. Dopo i rituali saluti e foto si ritorna a Milano molto soddisfatti.

E’ doveroso da parte mia ringraziare soke Auvo Niiniketo e la sua dolcissima moglie Sonja, per l’ospitalità sperando di poter ricambiare.

Domo harigato.

Luigi Cattaneo

 

 

 

E “tre”

 

Terza volta, si torna alla sede della Wjjf a Liverpool per il consueto aggiornamento tecnico internazionale che si  svolge due volte l’anno nella splendida città inglese. Ma prima di partire, il mio amico shihan Luigi Cattaneo e io, sentiamo la necessità di andare a trovare il nostro maestro che questa volta, purtroppo, non potrà accompagnarci.

Cosi il nostro viaggio per Liverpool parte alle 11 da Mariano Comense  passando per Piacenza  con destinazione ospedale di Pietra Ligure a far visita al nostro maestro, ritornando, poi a Bergamo per prendere il volo Ryanair delle 22,05.

Sereni di averlo visto ripreso da una brutta situazione (se si può chiamarla così) e contento per l’imminente dimissione dall’ospedale dopo un lungo periodo, lo rincuoriamo promettendogli che al corso avremmo dato il meglio di noi stessi cercando di essere degni di rappresentare i suoi allievi.

Dopo il lungo viaggio, circa 620 km, in attesa dell’imbarco ci abbandoniamo a riflessioni di vita discutendo del destino, delle fatalità e malattie che avvengono quando meno te lo aspetti minando la programmazione razionale della nostra vita. Quando siamo troppo concentrati su futuro, la nostra vita è troppo protratta in avanti, le malattie o fatalità/incidenti ci fermano un istante e ci danno modo di vedere o capire il nostro presente, ciò che ci circonda e quali sono veramente le nostre vere priorità! Forse è un modo ottimista di vedere l’esistenza ma non è semplice da mettere in pratica perché molto spesso queste pause riflessive ci fanno comprendere che la vita sta cambiando e dobbiamo accettarne i cambiamenti.

Anche la roccia più dura col tempo si sgretola  e non si ricompone più mentre l’acqua scorre sempre anche se a volte ristagna è solo il tempo tecnico per trovar un’altra via per tornar a scorrere. Così l’atleta infortunato ristagnerà il tempo necessario per tornare a combattere o come atleta o come uomo nella vita, l’acqua trova altri percorsi che non possono sempre essere quello d’origine. Un grande combattente accetta i cambiamenti e li trasforma nei suoi punti di forza o si sgretolerà vivendo nel ricordo di ciò che era o poteva divenire.

Il primo viso conosciuto che troviamo a riceverci è proprio soke Robert Clark e di questo ne siamo molto onorati anche vista l’ora tarda ed è sempre lui che ci accompagna al nostro alloggio.

 

 

 

 

 

 

 

Durante il viaggio si rincuora dello stato di salute del nostro maestro e ci avvisa delle attività che si svolgeranno e i vari programmi. Dopo i saluti ormai a tarda notte soke si congeda lasciandoci a un sonno ristoratore. L’indomani venuto come il lampo ci sentiamo carichi per una due giorni d’allenamento e rifocilliamo le nostre ancora provate membra con una full breakfast inglese, quasi un lauto pasto.

Alla vecchia sede Wjjf rincontriamo gli amici della Pma, dal presidente Adriano Busà  ai maestri Andrea Colombini, Enrico Vignali e Guido Nicoli e in fine, arrivato più tardi,  il maestro Stefano Mancini del Team Mancini. E’ sempre bello ritrovarsi tutti insieme con unico scopo d’imparare e praticare.

Shihan Luigi Cattaneo si distingue, durante gli allenamenti, nei miei confronti perché mi dimostra che con le armi ha una marcia in più.

Mantenendo un contatto costante via sms con il nostro maestro in Italia i due giorni volano e il ritorno è già arrivato.

Da ricordare oltre al grande ju jitsu svolto, la grande comunicativa del mio compagno di viaggio che è riuscito a far amicizia con un gruppo di hooligans e con due musicisti nella patria dei Beatles senza parlare una parola d’inglese. Luigi ichi ban!

I ringraziamenti al nostro maestro per la fiducia concessa e a soke Robert Clark per le attenzioni rivolte e la grande ospitalità fuori e dentro al dojo. Grazie da parte mia e del mio compagno d’avventura shihan Luigi Cattaneo.

shihan Stefano Draghi

 

 

Giubileo in Germania

 

La Wjjf Germania ha concluso le cerimonie per i 35 anni del ju jitsu nel loro Paese a Schwäbisch Gmünd (25 settembre 2010). La lunga storia della Wjjf-Germania parte dal maestro Willy Kliesch a Geislingen, che per primo ha individuato una scuola, quella di soke Robert Clark, all’altezza del passato storico tedesco.

Non dimentichiamo che la Germania è stata la prima nazione in Europa ad adottare il jujitsu-jujiutsu per le sue forze armate.

Sono intervenuti i maestri Robert Clark, Gs Bertoletti,  Frank Strauß, Lothar Nest e Jerome Cavalli.

Ottima l’organizzazione del presidente Josef Oberhollenzer, di origine tirolese (italiana) ormai punto cardine del movimento del jujitsu in Germania e non solo.

 

 

 

 

 

 

Cenni storici - Schwäbisch Gmünd, la più antica città degli Hohenstaufen.

Menzionata nel 782 quale cella monastica del monastero di St. Denis presso Parigi stabilitasi nel ducato di Svevia, Schwäbisch Gmünd è probabilmente la più antica città dell’odierna regione del Baden-Württemberg, la cui fondazione sia comprovata e attribuibile ala casa degli Hohenstaufen. Gli Hohenstaufen promossero la crescita della comunità e la ampliarono nei limiti del nucleo medievale della città Durante il regno di re Corradino III (1138-1152) Gmünd ricevette il diritto civico.

Dopo la caduta degli Hohenstaufen in Italia, la città divenne Libero Comune dell’impero e mantenne questo stato fino a quando non passò, nell’anno 1802, al ducato di Württemberg. La maggiore fioritura economica e culturale della città si ebbe nei secoli tra il XIII e il XVI, cioè all’incirca durante la costruzione della chiesa romanica di San Giovanni (Johanniskirche), e del duomo di Santa Croce (Heilig-Cuez-Kirche) in stile gotico.

Fino al 1803, nella città e nelle immediate vicinanze esistevano sei conventi (agostiniano, francescano, delle suore francescane, dei domenicani, delle suore domenicane e dei frati cappuccini).

Durante l’epoca della Riforma, la città, quale uno dei pochi Liberi Comuni dell’impero in Germania, rimase cattolica.

Il volto barocco che oggi predomina nella città vecchia, è da attribuirsi all’architetto principale del comune Johann Michael Keller (1794-1821) il quale nel secolo XVIII ridisegnò la piazza del mercato, ristrutturò varie chiese nonché il piccolo castello in stile rococò nel giardino pubblico (Stadtgarten).

A partire dal medioevo fiorivano il commercio e le professioni. In tempi più moderni predominava l’artigianato d’oreficeria e d’argenteria; ragione per cui la città viene chiamata ancora oggi “città dell’oro e dell’argento”.

Questo settore rese famosa Schwäbisch Gmünd già a partire dal secolo XVIII, ma, per ragioni congiunturali, questa attività subì spesso delle profonde crisi.

Nella prima metà del Novecento si insediarono diversi rami industriali, dall’industria metallurgica all’industria ottica.

Nell’anno 1918 il comune contava 6000 abitanti, ma in seguito all’incorporazione nel comune delle frazioni circostanti, il numero di abitanti salì costantemente fino a superare i 63000 nel 1994.

La città che è rimasta illesa durante la seconda guerra mondiale, oggi rappresenta, nel suo centro medievale e ottocentesco, un gioiello turistico.

 

 

Stage in Ungheria

 

Balatonfenyves – una tradizione, una leggenda, un santuario di arti marziali.

Balatonfenyves - lunghi anni di lavoro, collaborazione con nomi impegnati di arti marziali.

Balatonfenyves - gioia del ricongiungimento con i vecchi amici, nella speranza di fare la conoscenza con i nuovi amici.

Balatonfenyves - un concorso culinario spettacolare, dove ho avuto l’onore di far parte della commissione di degustazione di piatti con soke Kozo Kuniba, shihan Angelo Balconi, soke Vlado Schmidt, soke Strauss, shihan Gunter Painter, kancho Rony Kluger, shihan Ronen Eliyahu, shihan Eyal Cohen e ufficiali ungheresi.

In assenza del maestro Gsb ho lavorato con shihan Angelo Balconi, insegnado ai participanti le tecniche della scuola di Koden Enshin Ryu. Con shihan Balconi, una copia fedele del maestro Gsb, le tecniche riuscivano perfettamente. Una cosa è certa siamo studenti dello stesso maestro.

Shihan Balconi parla meno, ma lavora molto, con forza, che si comprende dagli occhi. Credo e spero di essermi adattato alle sue interpretazioni di waza.

Un’opportunità che non mi è mancata di imparare qualcosa da dentro la tecnica, si vede con chiarezza l’abilità e la lunga esperienza che shihan Balconi ha acquisito stando accanto Gsb.

 

 

 

 

 

 

Insieme ad Angelo abbiamo tenuto la dimostrazione alla fine del seminario di arti marziali, dove dal bokuto “salivano come scintille”. Shinan Angelo rispose ogni volta a miei attachi con padronanza perfetta. Al termine della dimostrazione, dopo che shihan Angelo ha presentato il kata di katana ju-monji (la croce) ha dato prova di forza e abilità in suemonogiri (taglio del bambù tradizionale) e senza dire una parola, ambedue tagliamo il bambù con precisione chirurgica. Ero così felice perchè, il nostro maestro era con noi spiritualmente!

Una piacevole sorpresa dopo la presentazione di storia del ju jitsu ungherese, so-shi soke Istvan Kelemen ci ha inseriti in un mondo guerriero” ritmo dei tamburi (taiko) che vibrano corpo e anima. I partecipanti ungheresi hanno dato prova di forza, ogni praticante mostrando con energia la capacità di lavorare in un team uniforme, dove le ragazze erano a livello almeno degli uomini, come una mano sola, una sola direzione, un sogno raggiunto, una scuola tecnica, forte, determinata e ambiziosa, Kelemen Ryu.

George Chivaran